lo studio

Lamina studio nasce dall’incontro di due donne, un ingegnere e un architetto, accomunate da un’unica passione. Percorsi autonomi di ricerca e formazione hanno unito diversi interessi in un unico linguaggio confluito in un progetto comune. Il nome LAMINA nasce con il significato intrinseco di sottile, così come sottile  e imprescindibile è il legame che unisce Architettura e Ingegneria. Dedizione, precisione e amore per il dettaglio sono i valori che identificano l’attività dello studio. Si tratta di una officina di idee dove l’immaginazione e la creatività fanno da protagoniste, un luogo di ricerca e sperimentazione. Combiniamo le nostre conoscenze ed esperienze per creare soluzioni ottimali plasmate sulle esigenze del cliente con risultati funzionali, sostenibili e di design.

Noi

Mirella Dovinola | Architetto

Si laurea in Architettura alla Federico II di Napoli. Matita in mano fin da piccola, si forma presso studi tecnici salernitani e soprattutto in cantiere. Ha un'attitudine naturale a risolvere i problemi... Con il sorriso!​

Nadia Iannicelli | Ingegnere

Si laurea in Ingegneria edile-architettura alla Federico II di Napoli. Computer, squadretta, rollina e soprattutto penna bic. Figlia di ingegnere, lascia lo studio di famiglia per costruire il suo Progetto... La determinazione è il suo punto di forza!

Siamo in due e abbiamo iniziato a sperimentare la professione esplorando opportunità diverse. Donne diverse che hanno interessi diversi: c’è chi fa sport e chi per sport viene in studio a piedi ogni mattina. Chi ascolta De Andrè, Lucio Dalla e Vinicio Capossela, chi Pink Floyd e Led Zeppelin. Chi adora preparare dolci e chi vorrebbe saper giocare a tennis. Donne diverse che hanno fatto anche esperienze accademiche diverse: si spazia dalle griglie delle armature al design degli arredi. Entrambe, però, siamo state rapite dalla poesia di Tadao Ando e Zumthor e dalla loro capacità di sognare, sentire e amare l’Architettura. Personalità eterogenee, che hanno deciso di unirsi per l’Architettura e credono che la diversità e il confronto possano davvero fare la differenza.